Ritrovata in Polonia, a 100 anni dalla morte, la tomba del soldato Getulio Giuseppe Tamburini. La Sindaca Cecchini: “Cerchiamo eventuali parenti/discendenti”

Ritrovata in Polonia, a 100 anni dalla morte, la tomba del soldato sanclementese Getulio Giuseppe Tamburini 

 

tamburini

 

 

Catturato all’indomani della disfatta di Caporetto, il mitragliere – in forze alla 268° Compagnia Fiat – si ammalò e perse la vita rinchiuso in un campo di prigionia della Bassa Slesia il 13 luglio 1918: a pochi mesi dalla fine della Grande Guerra. 

 

Nel 1928 il suo corpo venne traslato e sepolto nel Cimitero Militare Italiano di Breslavia e da allora se ne erano perse le tracce.

 

Il ritrovamento è stato possibile grazie all’opera di un infaticabile ricercatore e studioso sassarese, Mario Turis, impegnato nel recupero della storia documentale di migliaia di caduti in battaglia.

 

La Sindaca Mirna Cecchini: “Abbiamo deciso di pubblicare la foto della piccola lapide del cimitero di Breslavia nella speranza di entrare in contatto con eventuali parenti/discendenti del soldato qualora non fossero a conoscenza della tomba del loro congiunto”.

 

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Getulio Giuseppe Tamburini, soldato della 268° Compagnia Mitraglieri Fiat, fu con molta probabilità uno dei tantissimi militari catturati (o andati allo sbando) all’indomani della disfatta di Caporetto; conosciuta altresì come la 12a Battaglia dell’Isonzo e che vide contrapposto (dal 24 ottobre 1917 al 7 novembre 1917) il Regio Esercito alle forze austro-ungariche e tedesche. 

 

Secondo le fonti storiche disseminate nel web – è sufficiente scandagliare il materiale pubblicato attraverso i principali motori di ricerca – la “Commissione parlamentare d’inchiesta sulle violazioni del diritto delle genti commesse dal nemico” (i cui lavori terminarono nel 1920) stimò i prigionieri italiani finiti nelle mani degli austriaci e, dopo Caporetto, dei tedeschi in circa 600.000. 

 

Ma ancora più impressionante risultò la cifra dei caduti: 100.000 i soldati che perirono nei campi di concentramento. Un numero, per stessa ammissione degli ex nemici, da considerare per difetto poichè dal computo vennero esclusi quanti trovarono la morte nelle compagnie di lavoro, disseminate in ogni angolo dell’Europa Centrale. 

 

Nato a San Clemente il 18 luglio 1892, in via Cabernarducci 109 A, dall’unione dei coloni Luigi Tamburini (fu Francesco) e Palma Baratti, Getulio Giuseppe Tamburini muore, per malattia (tubercolosi? edema da fame?), il 13 luglio 1918 – 5 giorni prima del suo 26° compleanno – forse rinchiuso in campo di prigionia della Bassa Slesia o di un’altra zona orientale della Germania. Ed è qui che il giovane soldato è inizialmente sepolto: accanto ad altri compagni di trincea vinti dagli stenti e dal freddo. 

 

Solo il 2 novembre 1928 – trascorsi ormai 10 anni dalla fine del conflitto – i resti del mitragliere sanclementese trovano collocazione definitiva nel Cimitero Militare Italiano di Breslavia (oggi Wroclaw) fatto costruire dall’allora Governo nell’area del Parco Grabiszynski. Un’opera voluta allo scopo di ridare dignità a 1.016 caduti sotto il segno del tricolore. 

 

Da allora, a ricordare il suo estremo sacrificio rimane una piccola lapide in pietra carsica sulla quale, complici alcuni errori di trascrizione, il nome di Getulio Giuseppe è stato ‘storpiato’ in Catullo Tamburini (errata pure la data di nascita: 17 luglio 1894). 

 

A ‘ritrovare’ – ad un secolo esatto dalla morte – quell’umile sepolcro ha contribuito Mario Turis – 51 anni, originario della Sardegna – infaticabile studioso e ricercatore della Prima Guerra Mondiale. 

 

A lui si deve l’invio dell’immagine in cui è riprodotta la lapide. E sempre a lui si deve il contatto con l’Amministrazione comunale di San Clemente con l’unico intento di far sapere ai possibili, eventuali parenti/discendenti – qualora non ne fossero a conoscenza – dell’esistenza della tomba. “E affinché – aggiunge nel messaggio spedito alla Sindaca Mirna Cecchini – il caduto venisse commerato nel paese di provenienza”.

 

“Non conosco di persona il Signor Turis – dice la Sindaca Mirna Cecchini – ma devo ammettere che la storia di questo soldato merita, senza ombra di dubbio, la nostra attenzione e un’ulteriore opera di ricerca e verifica documentale. Raccolgo, pertanto, l’invito alla pubblicazione, attraverso i canali informativi di cui può disporre il Comune, della foto della tomba custodita nel cimitero di Breslavia. Ciò nell’auspicio e nella speranza di favorire un’ampia divulgazione e, se possibile, un incontro con gli eventuali parenti/discendenti del mitragliere. Le informazioni raccolte e qui riportate – e di ciò ringrazio per primo il signor Turis e poi i miei collaboratori – credo possano facilitare il percorso d’identificazione. Al giovane militare sanclementese, vittima nella Grande Guerra del 15-18, l’Amministrazione di San Clemente vorrebbe – se nulla osta l’intedimento – poter dedicare, anche in memoria di tutti gli altri soldati che hanno dato la loro vita per difendere il nostro Paese e riaffermare il valore della libertà dagli oppressori, un momento ufficiale già nel prossimo mese di novembre”.

 

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