Comune di San Clemente
S. Andrea
Il Comune di San Clemente e le spese legali

Ci rendiamo conto che i cittadini si aspettano principalmente da un’amministrazione pubblica la realizzazione di opere, la migliore offerta di servizi pubblici, la vicinanza ai loro bisogni.

Per svolgere al meglio quanto richiesto è sempre necessaria, ovviamente, una disponibilità di risorse economiche che, soprattutto in questi momenti di crisi economica e di minori entrate dovute anche a discutibili decisioni del governo nazionale, è sempre più esigua. In diverse occasioni, però, occorre dirlo, la responsabilità di una diminuzione delle risorse, che andrebbero utilizzate per migliorare i servizi a favore dei cittadini, non è solo, come va oggi di moda riportare, della cattiva politica.

 

Con questa mia lettera aperta vorrei portare a conoscenza dei cittadini di San Clemente solo alcune delle problematiche e di quelle che definirei ingiustizie che oggi si trova ad affrontare una pubblica amministrazione.

Non è ammissibile, per esempio, che la giustizia continui a far pagare spese legali alle pubbliche amministrazioni quando queste non hanno fatto altro che difendersi contro ricorsi al TAR, spesso discutibili.

È il caso di un recente ricorso, all’epoca salito agli onori della cronaca, che ha visto vincenti le buone ragioni del Comune che, sia bene ricordarlo, procede sempre nell’interesse pubblico e non proprio. Si trattava di un ricorso che un cittadino fece contro una variante del comune sulla "mancanza" di possibilità edificatoria all’interno di un comparto (o meglio su un blocco di una capacità edificatoria). Bene, ad oggi il TAR ha dato pienamente ragione al Comune di San Clemente, ma non ha ritenuto di compensare le spese legali. Morale: questo ricorso è costato alle casse comunali oltre 4.000 euro, ed è solo un esempio.

 

Per quale motivo il Comune e quindi i cittadini devono pagare le spese legali, in toto o in parte, quando le ragioni del Comune sono risultate palesemente vincenti?

Ampliando il discorso, questo cattivo vizio della giustizia italiana di compensare sempre e comunque le spese rende la pubblica amministrazione più esposta a problematiche di questo genere in quanto rischia di rendere più facile agire, a volte in cattiva fede, contro la stessa pubblica amministrazione con la garanzia che tanto il 50% delle spese di una causa, spesso temeraria e pretestuosa, le pagherà il Comune e quindi i cittadini tutti.

 

Posso garantire ai sanclementesi che la battaglia per la difesa del pubblico denaro è quotidiana e non si limita a questo genere di ingiustizie.

 

Come non ricordare la richiesta di quasi 15.000 euro da parte di un avvocato riminese per tre vecchie cause del 1982 le prime due e del 1990 la terza, che si sono chiuse o per sopravvenuta carenza di interesse o per perenzione (si ha perenzione quando le parti in causa non dimostrano, tramite il compimento di atti, alcun interesse per la causa; in questo caso, il giudice, rilevata l’impossibilità di decidere, dichiara l’estinzione del ricorso, appunto la "perenzione").

Poiché si trattava di ricorsi al TAR e visto il lunghissimo tempo trascorso, questo Comune ha, prima di pagare, diligentemente chiesto copia degli atti al Tribunale Amministrativo di Bologna (appunto il TAR) e, letti gli atti compiuti dall’avvocato, si è accorto che l’attività da lui svolta era consistita in poche righe di lavoro, 15.000 euro per una modestissima attività.

Successivamente abbiamo anche inviato una richiesta di chiarimenti all’ordine degli avvocati di Rimini pensando che potessero fornirci spiegazioni in merito. Il comportamento del Comune è stato assolutamente corretto: chi meglio di una "associazione di categoria" può spiegare ad una pubblica amministrazione se 15.000 euro di onorario per poche righe dopo 27 anni dall’effettuazione del lavoro siano o meno "consoni"? Purtroppo è stata una breve illusione in quanto la mancata risposta da maggio 2009 fa trasparire, o quantomeno immaginare, il discreto imbarazzo dell’ordine degli avvocati nel prendere posizione.

 

Se c’è in Italia una questione giustizia da migliorare, non si può prescindere dal continuo assalto alle proprie casse che le pubbliche amministrazioni devono sostenere con estenuante regolarità.

 

Come pubblico amministratore mi appello a chi di dovere affinché sia posto quanto meno un freno a queste uscite economiche che considero ingiuste, ma soprattutto mi impegno a continuare, senza pause, nella difesa delle casse comunali che non sono un conto corrente bancario cui poter attingere quando lo si desidera.

 

Il Sindaco

Christian D'Andrea